Salvini torna sullo Stretto e alza il tiro: “Ottant’anni di rinvii, intanto noi mettiamo 50 miliardi”
A Messina il ministro trasforma il ponte in una battaglia simbolica contro il ritardo infrastrutturale del Sud. Ma nel suo intervento non c’è solo l’opera: c’è una precisa narrazione politica su sviluppo, lavoro e consenso.

Il ponte sullo Stretto non è mai soltanto un’infrastruttura. Ogni volta che torna al centro, riapre una partita molto più ampia su sviluppo, promesse, divari e identità politica del Mezzogiorno. L’intervento di Matteo Salvini a Messina si inserisce esattamente in questa tradizione: non una difesa tecnica dell’opera, ma una narrazione frontale che trasforma il ponte in simbolo di un Sud che smette di aspettare. Da decenni il dibattito sullo Stretto si divide tra chi considera l’opera un salto storico e chi la legge come ennesima distrazione da priorità più urgenti. Salvini, con il suo intervento, ha scelto di capovolgere l’obiezione più classica: non prima strade e ferrovie e poi il ponte, ma ponte e investimenti come parte della stessa strategia. Parlando alla manifestazione “L’ora del ponte”, il ministro ha dichiarato che da 80 anni si ripete che prima del ponte bisogna fare strade e ferrovie, mentre per 80 anni non si sono fatte né le une né le altre. Ha aggiunto che tra Sicilia e Calabria sono in corso lavori pubblici per 50 miliardi di euro. Nel corso dell’evento l’ad della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha indicato l’ultimo trimestre dell’anno come momento di avvio dei lavori propedeutici. La mossa politica è chiara: trasformare il ponte da opera divisiva a bandiera di rilancio del Sud. Ma proprio per questo, ogni parola pronunciata ora si misurerà sui tempi reali dei cantieri. Sullo Stretto, più che altrove, la distanza tra annuncio e prova dei fatti resta il vero banco di giudizio. Interessa i cittadini calabresi perché il ponte continua a essere uno dei pochi temi capaci di toccare insieme mobilità, lavoro, sviluppo e immaginario collettivo della regione. Nel bene o nel male, ogni accelerazione politica su questo dossier riguarda direttamente il futuro della Calabria.
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Redazione 2

