San Ferdinando, abbattuta la tendopoli: l’emergenza migranti resta aperta
Dopo la demolizione del vecchio ghetto, 106 migranti sono ospitati nelle palazzine di Rosarno. Bartolo Mercuri lancia l’allarme sui nuovi arrivi: «A novembre arriveranno altri 1500 migranti».

La tendopoli di San Ferdinando è stata abbattuta, ma l’emergenza legata alla presenza dei migranti nella Piana di Gioia Tauro non è conclusa. A Rosarno, nelle palazzine destinate all’accoglienza, sono attualmente ospitati 106 migranti, dopo la demolizione del vecchio insediamento. A riportare l’attenzione sul futuro dell’area è Bartolo Mercuri, che guarda soprattutto ai prossimi mesi e ai nuovi arrivi previsti in autunno.
Il dopo tendopoli
La fine della tendopoli rappresenta un passaggio importante nel percorso di superamento del vecchio ghetto, diventato negli anni uno dei simboli delle difficili condizioni di vita dei lavoratori migranti nella Piana. Ora l’accoglienza è concentrata nelle strutture presenti a Rosarno, dove sono ospitate le persone rimaste nell’area.
Ma il quadro potrebbe cambiare rapidamente con la ripresa degli arrivi stagionali. Mercuri accende infatti i riflettori sulla necessità di prepararsi a una nuova fase dell’emergenza: «In autunno avremo un grande problema».
Secondo quanto riferito, a novembre sono attesi altri 1.500 migranti. Un numero che riporta in primo piano la questione della disponibilità degli alloggi e dell’organizzazione dell’accoglienza, soprattutto in una zona già interessata negli ultimi anni da interventi per superare le condizioni del vecchio ghetto.
Le speranze dei ragazzi africani
Nel frattempo, tra i migranti già presenti sul territorio restano aspettative legate soprattutto al lavoro e alla possibilità di costruire una vita più stabile. Le loro parole raccontano una prospettiva semplice e concreta: «Qui per lavorare e avere un futuro migliore».
La demolizione della tendopoli, dunque, chiude una fase ma non risolve automaticamente tutte le criticità. La sfida dei prossimi mesi sarà quella di gestire i nuovi arrivi evitando che l’emergenza abitativa e quella dell’accoglienza tornino a tradursi in condizioni di forte precarietà.
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Redazione 2


