Sanità calabrese in crisi: “diritto alla salute sempre più negato, sistema al collasso e responsabilità politiche diffuse”
La CGIL denuncia la crisi della sanità calabrese: mobilità sanitaria, disuguaglianze e responsabilità politiche diffuse mettono a rischio il diritto universale alla salute.
Il comunicato della CGIL Cosenza e della FP CGIL Cosenza riaccende il dibattito sulle condizioni della sanità calabrese, mettendo in evidenza una situazione definita critica e strutturalmente fragile. Il testo prende avvio da un confronto con il modello sanitario svizzero, dove un ricovero in terapia intensiva può comportare costi elevatissimi, per sottolineare la differenza tra sistemi basati sul mercato e sistemi pubblici fondati sull’universalità delle cure.
L’Italia, viene ricordato, ha scelto un modello sanitario pubblico e universalistico, ma tale principio appare oggi sempre più indebolito. In Calabria, in particolare, l’accesso alle cure risulta spesso difficoltoso e diseguale: molti cittadini sono costretti a spostarsi in altre regioni per ricevere prestazioni sanitarie adeguate, generando il fenomeno della mobilità sanitaria passiva, che comporta un costo stimato di circa 300 milioni di euro annui per la regione.
Oltre all’impatto economico, il comunicato evidenzia una forte ricaduta sociale e civile: difficoltà di accesso alle cure, rinunce alle prestazioni sanitarie e disuguaglianze crescenti tra cittadini. La sanità viene descritta come un sistema che non garantisce più equità e universalità, creando una frattura tra chi può curarsi e chi invece ne resta escluso.
Secondo i sindacati, le responsabilità sono diffuse e attraversano diverse stagioni politiche, sia di centrodestra che di centrosinistra, incapaci negli anni di invertire la tendenza. Vengono inoltre richiamate criticità strutturali legate a logiche di clientelismo, baronie e gestione non sempre orientata all’interesse pubblico, che avrebbero indebolito il sistema sanitario regionale.
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Redazione 2

