Sergey Brin, 100 milioni di dollari contro la tassa sui miliardari
Il cofondatore di Google avrebbe destinato una cifra da 100 milioni di dollari alla mobilitazione contro una proposta fiscale sui grandi patrimoni. Una battaglia che riaccende il confronto tra Silicon Valley e autorità statunitensi.

Il cofondatore di Google Sergey Brin avrebbe destinato 100 milioni di dollari a iniziative politiche e di pressione per contrastare la proposta di legge indicata come “billionaire tax”. La notizia, riportata il 12 agosto 2026, si inserisce nel più ampio confronto negli Stati Uniti sull’ipotesi di introdurre una tassazione più incisiva sui patrimoni dei contribuenti più facoltosi.
Secondo le informazioni riportate, le risorse sarebbero destinate a sostenere campagne di opposizione, attività di lobbying e altre iniziative di pressione politica finalizzate a ostacolare l’approvazione della misura.
Il nodo della tassazione dei grandi patrimoni
La proposta punta, secondo quanto riferito, a intervenire sui patrimoni netti più elevati e sulle plusvalenze non realizzate, cioè gli incrementi di valore degli investimenti che non sono ancora stati trasformati in liquidità attraverso una vendita.
Un eventuale provvedimento di questo tipo avrebbe un impatto particolare sui grandi patrimoni legati alle partecipazioni azionarie. Nel caso di Brin, il testo di partenza stima in oltre 10 miliardi di dollari l’anno il possibile prelievo fiscale, sulla base del valore delle sue ricchezze.
La cifra di 100 milioni destinata alla mobilitazione contro la proposta rappresenterebbe quindi, nell’ottica dei suoi sostenitori, un investimento finalizzato a contrastare una misura fiscale potenzialmente molto più onerosa.
Lo scontro tra Silicon Valley e politica
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo delle grandi fortune private nel finanziamento delle campagne politiche e nelle attività di pressione sulle istituzioni. Le iniziative attribuite a Brin, inoltre, sarebbero condotte a titolo personale e non rappresenterebbero una posizione ufficiale di Google.
Sul fronte opposto, i sostenitori di una maggiore imposizione sui grandi patrimoni ritengono che nuove forme di tassazione possano contribuire a ridurre le disparità economiche e a riequilibrare il rapporto tra redditi da lavoro e ricchezza finanziaria.
I contrari sostengono invece che tassare le plusvalenze non realizzate potrebbe penalizzare gli investimenti e incentivare lo spostamento dei grandi capitali verso territori con regimi fiscali più favorevoli.
Il confronto resta dunque aperto e sarà il percorso legislativo a stabilire se la proposta riuscirà ad arrivare all’approvazione o se la mobilitazione dei suoi oppositori riuscirà a fermarla.
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Redazione 2


