“Sigfrido Ranucci: il coraggio di raccontare la verità. A Lamezia Terme il ‘trapezista’ del giornalismo d’inchiesta”
Al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, Sigfrido Ranucci ha raccontato il suo percorso nel giornalismo d’inchiesta con lo spettacolo “Diario di un trapezista”, tra grandi scoop, momenti personali difficili e una riflessione sul coraggio di cercare la verità.

Lamezia Terme ha ospitato una serata intensa e profondamente significativa dedicata al giornalismo d’inchiesta. Nell’ambito della rassegna culturale Caudex Oltre, diretta artisticamente da Sabrina Pugliese, il Teatro Grandinetti ha accolto il giornalista Sigfrido Ranucci, protagonista dello spettacolo-racconto “Diario di un trapezista”, un viaggio personale e professionale attraverso alcune delle pagine più significative del giornalismo investigativo italiano.
L’incontro si apre con un’immagine simbolica: Ranucci bambino vestito da Superman, metafora della sua precoce aspirazione alla giustizia e alla ricerca della verità. In scena, con un palco essenziale e accompagnato da immagini e video della sua carriera, il giornalista ripercorre alcune delle inchieste che hanno segnato la sua attività: dall’uso del fosforo bianco a Fallujah al Crac Parmalat, fino a vicende più recenti legate alla politica italiana e alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il racconto alterna cronaca e dimensione personale, dando voce non solo ai fatti ma anche alle persone incontrate lungo il suo percorso. Uno dei momenti più intensi della serata arriva quando Ranucci affronta il tema degli attacchi e delle campagne di delegittimazione subite, raccontando con grande sincerità il periodo più difficile della sua vita professionale, segnato da isolamento e sofferenza.
Attraverso aneddoti, momenti di ironia e testimonianze drammatiche, emerge il ritratto di un giornalista che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, pagando spesso un prezzo personale molto alto. Il titolo dello spettacolo richiama l’insegnamento del suo storico direttore Roberto Morrione, che definiva il giornalista d’inchiesta un “trapezista”: un acrobata che si muove nel vuoto senza rete, costretto a trovare sempre il coraggio di saltare verso nuove verità.
La serata si è conclusa con un lungo e caloroso applauso del pubblico, segno di una partecipazione emotiva e civile che ha trasformato l’incontro in un momento di riflessione collettiva sul valore dell’informazione libera.
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Redazione 2


