Sinner perde il controllo per un set, poi riprende Montecarlo a mani nude
Partenza travolgente, passaggio a vuoto e poi il ritorno del campione: Jannik Sinner piega Machac in tre set e vola ai quarti. Una vittoria meno pulita, ma forse più pesante.
Le partite che dicono davvero qualcosa su un campione non sono sempre quelle dominate dall’inizio alla fine. A volte sono quelle in cui il controllo si incrina, le energie calano e bisogna rientrare dentro il match con lucidità e nervi. Jannik Sinner a Montecarlo ha vinto così: non con una marcia lineare, ma con una prova che ha mostrato elasticità mentale e capacità di riprendersi il comando. Il torneo di Montecarlo è uno dei passaggi più affascinanti e più rivelatori della stagione sulla terra. La superficie rallenta il ritmo, mette alla prova condizione atletica e pazienza tattica, e costringe i big a ritrovare equilibri diversi rispetto al cemento. In questa fase della primavera, ogni vittoria vale doppio: per classifica, per fiducia e per messaggio alla concorrenza. Sinner ha battuto il ceco Tomas Machac con il punteggio di 6-1, 6-7, 6-3, qualificandosi ai quarti di finale. Il match era iniziato in discesa, con un primo set chiuso in meno di mezz’ora, ma si è complicato nella seconda frazione, dove l’azzurro ha accusato un evidente calo fisico e ha perso il tie-break dopo essere risalito da una situazione difficile. Nel terzo set, però, ha ripreso il controllo del gioco e ha chiuso la sfida. Il prossimo avversario sarà Felix Auger-Aliassime. Il valore di questa vittoria non sta soltanto nel passaggio di turno. Sta nel fatto che Sinner ha saputo uscire da una partita diventata improvvisamente sporca, nervosa e meno leggibile del previsto. Nei grandi tornei, spesso, è proprio questa la differenza tra il favorito e il vincitore possibile. La notizia interessa i cittadini calabresi perché il tennis italiano è ormai patrimonio sportivo nazionale, seguito trasversalmente da generazioni diverse. E quando un numero uno azzurro vince anche soffrendo, racconta qualcosa che va oltre il risultato: racconta il peso della tenuta mentale quando il talento da solo non basta.
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Redazione 2