“Trenta secondi” non cancellano la violenza: svolta nel processo dell’hostess di Malpensa
Condannato in appello bis l’ex sindacalista accusato di violenza su una hostess: per la Cassazione, shock e mancata reazione immediata non escludono l’abuso.

La Corte d’Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione un ex sindacalista dell’aeroporto di Malpensa, riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di una hostess. La decisione è arrivata al termine del processo d’appello bis disposto dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato la precedente assoluzione e richiesto una nuova valutazione del caso.
I fatti risalgono al marzo 2018, quando la lavoratrice si rivolse all’allora rappresentante sindacale per ricevere assistenza in una vertenza professionale. Secondo l’accusa, durante un incontro negli uffici sindacali l’uomo avrebbe iniziato a toccarla con il pretesto di farla rilassare, passando da un massaggio al collo a palpeggiamenti invasivi. L’imputato ha sempre respinto le contestazioni.
La vicenda aveva suscitato un ampio dibattito pubblico dopo le assoluzioni pronunciate in primo e secondo grado. Nelle precedenti motivazioni era stato attribuito rilievo al fatto che la donna avrebbe avuto circa trenta secondi per sottrarsi all’azione. La Cassazione ha tuttavia chiarito che la durata del contatto e il ritardo nella reazione non possono escludere automaticamente il reato, poiché sorpresa e stato di shock possono impedire una risposta immediata.
La ex hostess ha accolto la sentenza con sollievo, sottolineando il pesante impatto personale e professionale della vicenda. La difesa potrà presentare un nuovo ricorso in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni.
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Redazione 2

