Affitti brevi, ARBBAC: «Prima i dati, poi eventuali restrizioni. La Calabria non può essere penalizzata»
L’associazione chiede che le politiche sulla crisi abitativa tengano conto delle differenze tra grandi città, piccoli comuni, borghi e località turistiche

ARBBAC interviene nel dibattito europeo sulla crisi abitativa e sulle possibili nuove misure riguardanti gli affitti brevi, chiedendo che eventuali restrizioni siano adottate sulla base di dati verificabili e tenendo conto delle caratteristiche dei singoli territori. Al centro della posizione dell’associazione ci sono B&B, affittacamere e piccoli operatori dell’ospitalità extralberghiera, considerati una componente importante dell’offerta turistica calabrese.
Il nodo dei dati
ARBBAC richiama il Regolamento UE 2024/1028, che ha introdotto norme armonizzate per la raccolta e la condivisione dei dati relativi ai servizi di locazione di alloggi a breve termine. Il regolamento prevede, tra l’altro, sistemi di registrazione e trasmissione di informazioni alle autorità competenti nelle situazioni previste dalla normativa. L'obiettivo è consentire alle istituzioni di disporre di informazioni utili per elaborare politiche efficaci e proporzionate.
Secondo ARBBAC, prima di introdurre ulteriori limitazioni sarebbe quindi necessario utilizzare le informazioni disponibili per valutare quale sia effettivamente l'impatto degli affitti brevi sul mercato abitativo.
«Territori diversi, soluzioni diverse»
L'associazione contesta soprattutto un approccio generalizzato. La situazione di una grande città caratterizzata da forte pressione abitativa, sostiene ARBBAC, non sarebbe automaticamente paragonabile a quella di un piccolo comune, di un borgo, di un'area interna o di una località turistica.
Il tema assume particolare rilievo in Calabria, dove secondo l'associazione l'ospitalità extralberghiera rappresenta in alcuni territori una parte essenziale dell'offerta ricettiva. B&B e affittacamere consentono infatti a numerosi comuni di accogliere visitatori e sostenere attività economiche legate al turismo.
ARBBAC ribadisce di essere favorevole alla trasparenza, ai controlli e al contrasto dell'abusivismo, ma chiede che la regolamentazione non si traduca in penalizzazioni generalizzate per chi opera legalmente. L'associazione annuncia la disponibilità al confronto con istituzioni europee, Governo e Regioni, con l'obiettivo di portare al tavolo le esigenze degli operatori e le differenze territoriali.
La posizione viene sintetizzata in una richiesta precisa: prima i dati, poi l'analisi delle diverse realtà locali e quindi il confronto istituzionale; soltanto successivamente, e se necessario, eventuali restrizioni.
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Redazione 4


