Artemis II, la Luna torna davvero vicina: quattro astronauti pronti a una missione che può rifare la storia
Dopo rinvii e problemi tecnici, l’equipaggio di Artemis II è arrivato a Cape Canaveral per il lancio previsto il 1° aprile. La missione non allunerà, ma può riportare l’umanità in orbita lunare dopo più di mezzo secolo.
Lo spazio torna a somigliare ai grandi racconti collettivi quando un lancio riesce a tenere insieme tecnologia, rischio e immaginazione. Artemis II è esattamente questo: una missione che non porterà ancora esseri umani sulla superficie lunare, ma che può segnare il ritorno reale dell’orbita lunare nella storia dell’esplorazione umana. Ed è per questo che il suo avvicinamento al lancio pesa già come una notizia mondiale. Il programma Artemis è il grande tentativo di riaprire l’era lunare dopo decenni in cui il nostro satellite è rimasto soprattutto un obiettivo simbolico. Questa missione è definita dimostrativa, ma la parola può ingannare: in realtà è il banco di prova decisivo per sistemi, equipaggio, capsula, razzo e tenuta politica di un programma che punta a riportare gli esseri umani molto più lontano dell’orbita terrestre. I quattro astronauti di Artemis II sono arrivati a Cape Canaveral in vista del lancio previsto per il 1° aprile. L’equipaggio comprende Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. La missione può stabilire nuovi primati: Glover sarà la prima persona di colore a volare oltre l’orbita terrestre, Koch la prima donna a volare verso la Luna, Hansen il primo non americano a compiere quel viaggio. A 54 anni dall’ultima missione Apollo, i quattro affronteranno dieci giorni in orbita lunare senza allunare, con la possibilità di superare il record di distanza dall Terra fissato da Apollo 13 a 400.171 chilometri. Il razzo SLS è pronto sulla piattaforma 39B e la capsula Orion, chiamata Integrity, include anche un importante contributo europeo, con il modulo di servizio costruito da oltre 20 aziende di 10 Paesi Esa, compresa l’Italia. Se il lancio riuscirà, Artemis II diventerà il passaggio più concreto verso il ritorno umano stabile nell’orbita lunare e, in prospettiva, verso nuove missioni di superficie. Se invece dovessero emergere altri problemi, il programma subirebbe un nuovo contraccolpo tecnico e politico. Per questo il primo aprile vale molto più di una data di calendario. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa perché il grande spazio non è solo spettacolo: è ricerca, industria, materiali, elettronica, software e formazione. In una regione che ha bisogno di trattenere competenze e immaginare futuro, missioni come questa ricordano che la scienza resta uno dei pochi linguaggi capaci di accendere davvero nuove vocazioni.
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Redazione 2
