I cani d’Europa vengono da molto più lontano del previsto: il Dna antico riscrive una storia iniziata 15.800 anni fa
La genetica antica riapre una delle storie più affascinanti del rapporto tra uomo e animale. I nuovi dati mostrano che le radici dei cani europei affondano molto prima dell’agricoltura e seguono da vicino i movimenti delle prime comunità umane.

Tra tutte le relazioni costruite dall’uomo nel corso della sua storia, poche sono profonde come quella con il cane. Eppure proprio questa amicizia millenaria continua a nascondere passaggi ancora poco chiari. Oggi una nuova analisi del Dna antico rimette ordine in quella storia e sposta più indietro nel tempo le radici dei cani domestici europei, aprendo una finestra sorprendente sul passato condiviso tra esseri umani e animali. La domesticazione del cane non è soltanto una curiosità archeologica. È uno degli eventi chiave per capire come gli uomini preistorici si spostavano, vivevano, cacciavano e costruivano relazioni con altre specie. Per questo ogni nuovo dato genetico ha un peso enorme: consente di seguire migrazioni, incroci, eredità biologiche e trasformazioni culturali su scala continentale. Secondo due studi internazionali pubblicati su Nature, l’antenato più antico del cane domestico in Europa risale al tardo Paleolitico superiore, fra 15.800 e 14.200 anni fa. L’analisi ha coinvolto 216 resti scheletrici di canidi, di cui 181 precedenti al Neolitico, provenienti da siti di tutta Europa. L’esemplare europeo più antico identificato con certezza proviene da Kesslerloch, in Svizzera, ed è stato datato al radiocarbonio a 14.200 anni fa. Le ricerche mostrano inoltre che i cani moderni europei restano in gran parte simili a quelli del Neolitico e che molte razze comuni potrebbero far risalire circa metà della loro ascendenza a cani vissuti in Europa prima dell’arrivo dell’agricoltura. Un secondo studio ha aggiunto anche l’analisi di un cane di 15.800 anni proveniente dalla Turchia, offrendo le prime prove genetiche di cani addomesticati in quell’area. Il risultato rafforza l’idea che la storia dei cani segua da vicino quella delle migrazioni umane e delle grandi transizioni culturali. Non si tratta solo di dire “quando” è nato il cane domestico, ma di capire come si sono intrecciati spostamenti, convivenze e selezioni biologiche lungo i millenni. È un passo importante per archeologia, genetica ed evoluzione. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa perché il Mediterraneo e l’Europa meridionale sono terre in cui storia umana, spostamenti e rapporto con gli animali hanno lasciato tracce profonde. Sapere che la scienza riesce a ricostruire queste connessioni con precisione crescente significa dare nuovo valore anche al nostro patrimonio archeologico, alla ricerca universitaria e alla cultura scientifica che parla delle nostre origini.
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Redazione 2