Bankitalia torna in utile e versa oltre un miliardo allo Stato: il segnale che cambia il clima dei conti italiani
La Banca d’Italia chiude il bilancio 2025 tornando in utile dopo due anni difficili e destina allo Stato oltre 1,27 miliardi di euro. Sullo sfondo, però, resta l’allarme sugli effetti economici duraturi della guerra sull’energia, sull’inflazione e sulla crescita.
In una fase in cui famiglie e imprese guardano ai conti pubblici con crescente preoccupazione, il ritorno all’utile della Banca d’Italia diventa più di un dato tecnico: è un segnale che parla al sistema Paese. Il bilancio 2025 dell’istituto centrale segna infatti una svolta dopo due anni di perdite lorde compensate dai fondi rischi, e riporta nelle casse dello Stato una somma superiore a 1,27 miliardi di euro. È una notizia che pesa perché arriva in un momento in cui l’economia italiana è di nuovo costretta a fare i conti con l’incertezza internazionale. Negli ultimi anni le banche centrali hanno attraversato una stagione complessa. Il rialzo dei tassi deciso per contrastare l’inflazione aveva aumentato il costo delle passività, comprimendo la redditività anche di istituzioni solide come Bankitalia. Ora, con l’allentamento della politica monetaria, il quadro cambia. Ma il miglioramento dei conti non cancella il nuovo rischio emerso nelle ultime settimane: la guerra contro l’Iran, che secondo il governatore Fabio Panetta ha già modificato le prospettive su prezzi e prodotto interno lordo. Il risultato lordo della Banca d’Italia è passato da una perdita di 7,3 miliardi nel 2024 a un utile lordo di 3 miliardi nel 2025. Di questa cifra, 900 milioni vengono destinati al fondo rischi e 400 milioni alle imposte. L’utile netto si attesta a 1,65 miliardi, con la quota maggiore destinata allo Stato: 1,272 miliardi di euro. Nello stesso intervento, Panetta ha spiegato che anche se il conflitto dovesse interrompersi rapidamente, il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia richiederà tempi non brevi e che Bankitalia aggiornerà a breve le proprie stime su inflazione e crescita. Il dato contabile rafforza il messaggio di stabilità dell’istituto, ma non autorizza facili ottimismi. Se da una parte il ritorno all’utile migliora il quadro finanziario e assicura un trasferimento importante all’erario, dall’altra la banca centrale avverte che il contesto economico resta fragile. Il rischio è che il nuovo shock energetico alimenti pressioni sui prezzi, riduca il ritmo della crescita e riapra una stagione di prudenza per imprese, credito e consumi. Questa notizia interessa i cittadini calabresi perché i grandi equilibri dei conti nazionali si riflettono sempre anche sui territori più esposti. Se l’energia resta cara e la crescita rallenta, a pagare di più sono spesso le economie periferiche, le famiglie con minore capacità di assorbire rincari e le imprese che lavorano con margini stretti. Sapere che Bankitalia torna in utile è un segnale positivo, ma il vero punto per la Calabria resta un altro: capire se la tenuta dei conti centrali riuscirà davvero a tradursi in maggiore protezione economica per chi vive lontano dai grandi poli finanziari.
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Redazione 2

