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Italy | WorldMarch 27, 2026 • Mar 27

Bruxelles riapre una ferita italiana: l’abuso d’ufficio torna al centro dello scontro

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Una direttiva europea anticorruzione riaccende uno dei dossier più divisivi della giustizia italiana. Il nodo è chiaro: per una parte delle istituzioni europee e italiane, l’abuso d’ufficio grave dovrà tornare nell’area del penalmente rilevante.

Bruxelles riapre una ferita italiana: l’abuso d’ufficio torna al centro dello scontro

Ci sono notizie che sembrano tecniche e invece finiscono per toccare il cuore del rapporto tra Stato, amministrazione e cittadini. Il via libera del Parlamento europeo alla direttiva anticorruzione appartiene a questa categoria, perché riporta al centro un tema che in Italia ha già provocato uno scontro durissimo: la cancellazione del reato di abuso d’ufficio. Ora quella scelta torna sotto pressione politica e giuridica. La partita nasce dal più ampio tentativo europeo di uniformare il contrasto alla corruzione tra gli Stati membri. Ma nel caso italiano il passaggio assume un peso ulteriore, perché si innesta direttamente sulle modifiche introdotte nel 2024 con la riforma che aveva eliminato il reato di abuso d’ufficio dall’ordinamento nazionale. Per questo il voto europeo non è stato letto come un atto lontano, ma come un intervento che può produrre conseguenze immediate nel dibattito interno. Il Parlamento europeo ha approvato la prima direttiva anticorruzione dell’Unione. Nel testo si afferma che le violazioni gravi della legge commesse intenzionalmente da un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni devono essere considerate reato. La relatrice del provvedimento ha sostenuto che l’Italia dovrà reintrodurre l’abuso d’ufficio almeno in due gravi fattispecie, mentre il presidente dell’Autorità anticorruzione ha chiesto di colmare i vuoti di tutela aperti dopo la cancellazione del reato. Sul fronte opposto, la maggioranza italiana ha contestato l’interpretazione, sostenendo che la direttiva lascia agli Stati un margine di discrezionalità e non impone automaticamente un ritorno al modello precedente. Il provvedimento è passato con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti. Il punto adesso non è soltanto politico, ma anche interpretativo e istituzionale. Il governo dovrà capire quanto spazio abbia nel recepimento della direttiva, mentre la questione potrebbe presto investire anche la Corte costituzionale e aprire una nuova stagione di confronto tra diritto europeo e normativa italiana. È uno di quei passaggi in cui il lessico della giustizia esce dalle aule e diventa materia di scontro pubblico. Ai cittadini calabresi interessa da vicino perché riguarda il funzionamento concreto della pubblica amministrazione, dei comuni, delle gare, degli atti e della tutela contro le distorsioni del potere pubblico. In territori dove il rapporto tra legalità, trasparenza e fiducia istituzionale è un tema quotidiano, ciò che accade su questo fronte non è mai astratto: tocca direttamente la qualità della democrazia locale.

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Redazione 2

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