Cibi ultra-processati “come le sigarette”: gli esperti chiedono di studiarli come dipendenze
L’attenzione si sposta su prodotti industriali molto appetibili e ripetibili. L’ipotesi: meccanismi simili alla dipendenza, con impatto su salute pubblica.

Non è solo nutrizione: è comportamento. Un nuovo filone di discussione paragona i cibi ultra-processati alle sigarette per il modo in cui stimolano consumo ripetuto, chiedendo di analizzarli con gli strumenti della scienza delle dipendenze. I cibi ultra-processati sono spesso formulati per essere molto gradevoli, facilmente disponibili e “pronti”. Il problema non è un singolo alimento, ma la frequenza e la sostituzione di cibi freschi con prodotti ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale. Gli esperti richiamano affinità tra ultra-processati e tabacco: entrambi sono prodotti industrialmente “ingegnerizzati” per generare un’esperienza sensoriale intensa. Viene proposta l’idea di studiare il consumo problematico di questi alimenti con parametri simili a quelli usati per comprendere dipendenze, per chiarire se esistano pattern di craving e perdita di controllo comparabili. Se l’approccio prendesse piede, potrebbe influenzare etichettatura, pubblicità rivolta ai minori e politiche di prevenzione, oltre a spingere ricerca clinica su effetti metabolici e neurologici. Parallelamente, aumenterebbe la pressione sull’industria per riformulare prodotti e ridurre alcuni ingredienti. In Calabria, dove obesità e diabete hanno un impatto crescente, capire cosa mettiamo nel carrello è un tema di salute collettiva. Informazione e prevenzione alimentare riducono costi sanitari e migliorano qualità della vita, soprattutto nelle fasce più fragili.
Written by
BRUTTO ALESSANDRO


