Deepfake intimi, i garanti di mezzo mondo alzano il muro: “Serve un freno subito”
Oltre 60 autorità per la protezione dei dati hanno firmato una dichiarazione congiunta contro immagini e video intimi generati con l’IA senza consenso. L’allarme riguarda soprattutto minori e soggetti vulnerabili.
Non è più soltanto un problema tecnologico. È una frattura che tocca dignità, reputazione, sicurezza personale e diritti. Per questo oggi i garanti della privacy di tutto il mondo hanno scelto di muoversi insieme contro uno degli usi più tossici dell’intelligenza artificiale. I contenuti sintetici generati dall’IA crescono a una velocità che la regolazione fatica a inseguire. Il punto più critico è l’uso di immagini e video di persone reali, spesso creati senza consenso e diffusi con finalità intimidatorie, diffamatorie o di sfruttamento. Il Garante privacy italiano e altre 60 autorità di protezione dati hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta sui sistemi che generano contenuti intimi, diffamatori o dannosi. Nel documento viene espressa forte preoccupazione per gli effetti di queste pratiche, con particolare attenzione a bambini e soggetti vulnerabili, e si chiede agli sviluppatori una collaborazione proattiva con le autorità. Il segnale è chiaro: la fase in cui queste tecnologie potevano muoversi senza pressione istituzionale sta finendo. Ora il nodo sarà tradurre l’allarme in regole, controlli e responsabilità operative. Per i lettori calabresi è una notizia molto concreta, soprattutto per famiglie, scuole e giovani. Il rischio digitale non è astratto: entra nei telefoni, nei social e nella vita reale, spesso con effetti devastanti.
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Redazione 2


