Il missile fantasma debutta sull’Iran e lascia dietro di sé una domanda pesantissima: errore, test o bersaglio sbagliato?
Gli Stati Uniti avrebbero usato per la prima volta in combattimento un nuovo missile balistico a corto raggio durante l’operazione contro l’Iran. Ma il debutto dell’arma più nuova del momento è già avvolto da una polemica durissima: nel mirino sarebbero finiti anche edifici civili.

Le guerre moderne non introducono solo nuove alleanze e nuovi fronti: introducono nuove armi, e spesso lo fanno nel modo più opaco possibile. È il caso del missile balistico a corto raggio usato dagli Stati Uniti nel primo giorno dell’operazione contro l’Iran. Il suo debutto in combattimento, invece di segnare solo un avanzamento tecnologico, ha immediatamente aperto un caso politico e morale molto più grave. Ogni nuovo sistema d’arma viene presentato come più preciso, più efficace, più controllabile. Ma quando arriva il primo impiego reale, il terreno della propaganda lascia il posto ai fatti: dove ha colpito, cosa ha distrutto, chi è morto, quale affidabilità ha mostrato. In questo caso il punto è ancora più delicato perché si tratta di un vettore appena entrato nell’arsenale operativo e descritto come capace di esplodere sopra il bersaglio proiettando piccoli proiettili di tungsteno verso l’esterno. Secondo la ricostruzione riportata oggi, gli Stati Uniti avrebbero usato il 28 febbraio, primo giorno dell’operazione Epic Fury, il nuovo Precision Strike Missile (PrSM). L’analisi richiamata attribuisce al vettore un attacco nella città iraniana di Lamerd, dove sarebbero stati colpiti una palestra e una scuola elementare accanto a una base militare. Le valutazioni basate su video, immagini e consulenze di esperti parlano di almeno 21 morti negli attacchi nell’area. Nello stesso giorno, un missile da crociera Tomahawk avrebbe colpito una scuola a Minab, causando 175 vittime. Il portavoce del Comando centrale statunitense ha dichiarato che le forze Usa non prendono di mira indiscriminatamente i civili, ma ha aggiunto che le segnalazioni vengono esaminate. Il punto adesso è devastante nella sua semplicità: se l’arma ha colpito strutture civili, bisogna capire se si sia trattato di intenzionalità, errore di selezione del bersaglio o difetto del sistema. E poiché si tratta di un’arma nuovissima, il dubbio pesa ancora di più. Il debutto operativo del missile non sta quindi rafforzando solo l’immagine della superiorità militare americana: sta aprendo una nuova discussione sulla responsabilità dell’uso di tecnologie belliche sempre più sofisticate e sempre più difficili da verificare in tempo reale. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa perché i conflitti contemporanei non restano confinati nei luoghi in cui esplodono. Quando si alza il livello tecnologico della guerra, aumentano instabilità geopolitica, tensione sui mercati energetici e rischio di allargamento delle crisi nel Mediterraneo. E tutto questo, per chi vive nel Sud d’Italia, non è un’astrazione: può tradursi in costi, insicurezza e nuove pressioni su un’area già fragilissima.
Written by
Redazione 2

