Italia verso nuova legge elettorale: accordo tra i partiti di governo per cambiare sistema
I partiti della maggioranza in Italia hanno raggiunto un accordo per riformare la legge elettorale, introducendo un sistema proporzionale puro con garanzia di maggioranza a chi supera il 40% dei voti. La mossa apre un nuovo capitolo politico nel Paese in vista delle elezioni 2027.

In una mossa politica di grande impatto, i principali partiti della maggioranza che sostiene il governo italiano hanno raggiunto un accordo per riformare la legge elettorale vigente, puntando ad un sistema proporzionale che modifica profondamente le regole di assegnazione dei seggi parlamentari. La questione della legge elettorale è tornata al centro dell’agenda politica italiana proprio mentre si avvicinano le elezioni nazionali del 2027. Il sistema attuale — un misto tra maggioritario e proporzionale — è stato critico per la rappresentatività dei partiti e la stabilità dei governi. Secondo l’accordo politico, 36% dei seggi saranno assegnati tramite collegi uninominali, mentre il resto passerà a una forma di proporzionale puro, con una soglia di garanzia del 40% per ottenere una maggioranza parlamentare. La modifica includerebbe anche un meccanismo di run-off nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia, permettendo al Paese di evitare blocchi istituzionali. L’obiettivo dichiarato dai promotori è migliorare la governabilità e dare maggiore peso al voto dei cittadini. L’intesa ha già aperto forte dibattito: i sostenitori parlano di maggior stabilità e di una legislatura più coerente, mentre l’opposizione — in particolare il Partito Democratico — la definisce un tentativo di favorire il governo uscente e ridurre il pluralismo politico. Il 2026 sarà quindi segnato da intensi confronti parlamentari per definire i dettagli tecnici prima dell’entrata in vigore della nuova normativa. Per i cittadini calabresi, e in generale per gli italiani, la riforma della legge elettorale è un tema centrale per la democrazia del Paese: plasmerà il funzionamento del Parlamento e influenzerà chi governerà il Paese nei prossimi anni, con possibili ripercussioni dirette su politiche economiche, sociali e di sviluppo regionale.
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Redazione 2


