Mediterraneo: oltre 600 migranti morti o dispersi nel 2026, IOM parla di “anno più letale”
Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, almeno 606 persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo dall’inizio del 2026, segnando uno dei periodi più tragici per i migranti in cerca di asilo in Europa.

Una nuova e drammatica fotografia della crisi migratoria nel Mediterraneo emerge dai dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni: almeno 606 persone sono morte o risultano disperse nei primi due mesi del 2026 nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare. I moti del Nord Africa verso l’Europa via mare sono tra i flussi migratori più pericolosi al mondo. Le condizioni climatiche avverse, insieme a imbarcazioni non idonee e alle attività dei trafficanti, rendono la rotta mediterranea una delle più letali. Questo bilancio, rilevato dall’IOM, è il peggiore registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 2014, superando molte stime degli anni precedenti. I dati includono almeno 30 persone scomparse dopo il naufragio di una barca partito da Tobruk, in Libia, diretta verso la Grecia, che ha incontrato venti forti e onde alte. Le autorità greche hanno recuperato quattro corpi finora, mentre le ricerche continuano. Le agenzie internazionali e ONG sottolineano come le politiche migratorie più restrittive e la minore presenza delle navi di soccorso aggravino la situazione, lasciando molti migranti in balia del mare. La tragica escalation dei morti in mare ha suscitato reazioni a livello internazionale, con richieste di migliorare le operazioni di ricerca e soccorso, di creare vie legali di accesso e di rafforzare la cooperazione tra Stati europei e nord-africani per contrastare i trafficanti. Tuttavia, le risposte politiche sono spesso divisive, con alcuni governi che spingono per misure più dure contro gli sbarchi irregolari. Per i cittadini calabresi e italiani, il tema migratorio è sensibilissimo, soprattutto per regioni come la Calabria che si affacciano sul Mar Mediterraneo e affrontano direttamente le emergenze legate agli sbarchi. La tragedia umana di centinaia di morti invita a riflettere sulle politiche di accoglienza, sicurezza e cooperazione internazionale.
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Redazione 2


