L’IA smette di limitarsi a rispondere: da OpenClaw a Google comincia l’era in cui agisce da sola
L’intelligenza artificiale agentica entra nella fase mainstream: non solo genera testo o immagini, ma pianifica, usa strumenti esterni ed esegue compiti complessi. Il mercato la considera già una delle evoluzioni più forti dei prossimi anni.
Per anni abbiamo pensato all’IA come a qualcosa che risponde. Adesso il salto è un altro: l’IA comincia ad agire. È questo il passaggio che rende l’“agentic AI” una delle parole più importanti del 2026 tecnologico. I chatbot tradizionali hanno abituato il pubblico alla conversazione con la macchina. I nuovi agenti fanno qualcosa di più: pianificano, aprono strumenti, completano azioni, gestiscono compiti. Non si limitano a suggerire, ma eseguono. Oggi viene indicata una crescita rapida dell’IA agentica, con progetti come OpenClaw e lo sviluppo di soluzioni integrate da parte di OpenAI, Google, Microsoft e Perplexity. La stima riportata è che entro il 2030 gli agenti potrebbero rappresentare il 31% dell’intero mercato dell’IA generativa. Ma accanto alle opportunità emergono anche rischi evidenti sul fronte della cybersicurezza e del controllo dei processi. L’impatto potenziale è enorme perché l’agentic AI modifica il rapporto tra utente e tecnologia: meno comando puntuale, più delega operativa. Il problema, però, è che più l’IA agisce, più gli errori o gli abusi diventano incidenti concreti. La notizia interessa i cittadini calabresi perché l’automazione intelligente sta entrando nelle imprese, negli uffici, nella formazione e nei servizi. Capire oggi come cambia l’IA significa prepararsi a un mercato del lavoro e a una quotidianità digitale che presto non assomiglieranno più a quelli di ieri.
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Redazione 2