L’Italia sotto assedio digitale: 2.500 attacchi a settimana e ransomware da top 5 mondiale
Il numero degli attacchi informatici contro l’Italia supera la media globale e porta il Paese tra i più colpiti al mondo dal ransomware. Nel mirino ci sono soprattutto istituzioni, media e telecomunicazioni.

La guerra digitale non fa rumore, ma colpisce ovunque. Non esplode, non lascia crateri, eppure riesce a bloccare servizi, esporre dati, ricattare aziende e mettere sotto pressione interi apparati pubblici. I numeri diffusi oggi sull’Italia spiegano che il problema non è più marginale. Negli ultimi anni la trasformazione digitale ha aumentato velocità ed efficienza, ma ha anche aperto spazi enormi di vulnerabilità. Più servizi passano dalle reti, più reti diventano obiettivi. E l’Italia, tra pubblica amministrazione, telecomunicazioni e imprese, appare oggi uno dei Paesi più esposti in Europa. I dati rilanciati oggi parlano di circa 2.500 cyberattacchi a settimana contro il nostro Paese, un livello superiore alla media globale. L’Italia risulta inoltre al quinto posto mondiale per vittime di ransomware, a pari merito con Francia e Brasile. I settori più colpiti sono quelli governativi, i media e le telecomunicazioni, cioè aree ad altissima sensibilità strategica e pubblica. Il significato è molto concreto: la cybersicurezza non può più essere trattata come una spesa tecnica o residuale. È ormai una questione di stabilità dei servizi, fiducia dei cittadini e capacità di difendere il sistema economico e istituzionale. Per la Calabria questa è una notizia centrale. Comuni, scuole, ospedali, aziende e professionisti lavorano ogni giorno dentro reti sempre più digitali. E se le difese non crescono con la stessa velocità degli attacchi, il rischio diventa locale molto prima di sembrare globale.
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Redazione 2

