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Italy | WorldAugust 9, 2026 • Aug 9

Londra, italiano residente da otto anni rischia di dover lasciare il Regno Unito: «Il Ministero ha commesso un errore»

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Un ingegnere italiano di 33 anni, trasferitosi nel Regno Unito per un dottorato, si ritrova al centro di una controversia sull’EU Settlement Scheme. Secondo le autorità britanniche, la prova della cittadinanza italiana non sarebbe sufficiente: ora è iniziata la battaglia legale

Londra, italiano residente da otto anni rischia di dover lasciare il Regno Unito: «Il Ministero ha commesso un errore»

Per quasi un decennio Londra è stata casa sua. Qui ha studiato, costruito la propria carriera e progettato il futuro insieme alla moglie. Ora, però, quel progetto rischia di interrompersi per una questione burocratica legata alla sua cittadinanza italiana.

È la vicenda di un ingegnere italiano di 33 anni, originario del Brasile e in possesso della doppia cittadinanza, che vive nel Regno Unito dal 2018 e si trova oggi coinvolto in una controversia con il Ministero dell'Interno britannico.

La sua storia, riportata dal Guardian, si inserisce in una vicenda più ampia che coinvolge oltre cento persone alle quali le autorità britanniche avrebbero comunicato di aver ricevuto in passato uno status di residenza nell'ambito dell'EU Settlement Scheme (EUSS) sulla base di valutazioni che il Ministero considera errate.

Nel suo caso, la conseguenza è particolarmente pesante: la revoca dello status mette in discussione il diritto a rimanere nel Paese e, di riflesso, anche la posizione della moglie.

Dalla ricerca al lavoro, poi il progetto di una vita

L'uomo si era trasferito nel Regno Unito per proseguire la propria formazione accademica, completando un dottorato nell'ambito dell'energia e dei cambiamenti climatici.

La sua presenza nel Paese è poi diventata stabile. Nel frattempo ha costruito la propria vita professionale e personale a Londra, fino a immaginare un futuro ancora più radicato nel Regno Unito.

La situazione è cambiata quando ha ricevuto una comunicazione dal Ministero dell'Interno britannico.

Secondo quanto riferito dalle autorità, ci sarebbe stato un errore nell'assegnazione del suo status di residente permanente attraverso il programma destinato ai cittadini europei residenti nel Regno Unito.

Il problema riguarda la documentazione utilizzata per dimostrare la cittadinanza italiana.

L'uomo, nato in Brasile, possiede la cittadinanza italiana e aveva presentato, a sostegno della propria posizione, anche un certificato rilasciato dal consolato italiano. Per il Ministero, tuttavia, la documentazione fornita non sarebbe sufficiente a dimostrare che possedesse la cittadinanza italiana entro il termine richiesto dalla normativa collegata alla Brexit.

Una decisione che rimette tutto in discussione

La conseguenza della contestazione amministrativa è tutt'altro che marginale.

Venendo meno lo status riconosciuto nell'ambito dell'EUSS, il diritto dell'uomo a vivere nel Regno Unito viene rimesso in discussione. La stessa situazione riguarda la moglie, di origine brasiliana, alla quale è stato negato il permesso di rimanere con lui sulla base della posizione contestata.

Per la coppia, la questione non riguarda quindi soltanto un documento.

Significa mettere in pausa progetti personali, professionali e familiari costruiti nell'arco di anni.

L'uomo ha raccontato la propria sorpresa e la propria frustrazione di fronte a una decisione che arriva dopo una lunga permanenza nel Paese e mentre la coppia stava valutando passi importanti per il futuro, tra cui l'acquisto di una casa e la costruzione di una famiglia.

È proprio questo l'aspetto che rende la vicenda particolarmente significativa: un errore amministrativo, quando riguarda il diritto di soggiorno, può trasformarsi in un problema capace di investire ogni aspetto della vita di una persona.

Oltre cento casi sotto esame

La vicenda non sarebbe isolata.

Secondo le informazioni riportate dal Guardian, sono più di cento le persone che sarebbero state contattate dal Ministero dell'Interno britannico in relazione a precedenti assegnazioni dello status di residente considerate errate.

Il caso ha attirato anche l'attenzione dell'Independent Monitoring Authority, organismo incaricato di vigilare sull'attuazione degli accordi successivi alla Brexit.

L'autorità avrebbe espresso preoccupazione per il fatto che alcune delle decisioni adottate dal Ministero possano entrare in conflitto con le disposizioni previste dall'accordo di recesso tra Regno Unito e Unione Europea.

È un passaggio delicato, perché l'EUSS nasce proprio per garantire la continuità dei diritti di soggiorno dei cittadini europei che vivevano nel Regno Unito prima della fine del periodo previsto dall'accordo sulla Brexit.

Il Ministero: “Chi ha ottenuto lo status per errore deve dimostrare di averne diritto”

La posizione del governo britannico è netta.

Il Ministero dell'Interno sostiene che il caso non rappresenterebbe una violazione dell'accordo di recesso. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità, chi ha ottenuto lo status EUSS per errore non può considerarsi automaticamente beneficiario delle tutele previste dall'accordo.

La questione, quindi, si sposta sulla possibilità per ciascun interessato di dimostrare il possesso dei requisiti richiesti.

È un'interpretazione che sta però alimentando il confronto con esperti di diritto europeo.

Il nodo giuridico

Tra le voci critiche c'è quella di Catherine Barnard, docente di diritto europeo all'Università di Cambridge, secondo la quale l'approccio del Ministero rischierebbe di creare una sorta di sistema a due livelli tra persone che si trovano in situazioni analoghe.

Il riferimento è anche alle disposizioni dell'accordo di recesso che disciplinano il diritto di soggiorno dei cittadini europei nel Regno Unito.

La controversia dovrà quindi essere affrontata sul terreno giuridico, verificando da una parte quali requisiti fossero effettivamente applicabili al singolo caso e dall'altra se le modalità con cui il Ministero sta correggendo gli errori precedenti siano compatibili con le garanzie previste dall'accordo.

Non è una questione puramente tecnica.

Dietro le formule amministrative ci sono persone che hanno costruito nel Regno Unito una parte significativa della propria vita.

La Brexit che torna nei documenti

A distanza di anni dall'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, casi come questo mostrano come gli effetti della Brexit continuino a emergere nella vita quotidiana di cittadini europei e britannici.

Il referendum e le successive trattative sono ormai storia politica. Ma per chi ha attraversato il periodo di transizione, le conseguenze possono ancora arrivare sotto forma di una lettera, una richiesta di documenti o una verifica amministrativa.

Per l'ingegnere italiano, quella lettera rischia di trasformare Londra da città in cui ha costruito il proprio futuro a un luogo dal quale potrebbe essere costretto a partire.

La sua battaglia, però, non riguarda soltanto il diritto a restare.

Riguarda una domanda più ampia: quanto può essere reversibile una decisione amministrativa quando nel frattempo una persona ha costruito dieci anni della propria vita sulla base di quello status?

È una domanda alla quale dovranno rispondere i giudici e le istituzioni britanniche.

Nel frattempo, per la coppia, il futuro resta sospeso.

Written by

lorenza greco

LondraRegno UnitoBrexititaliani all'esteroEU Settlement SchemeimmigrazioneMininicoresidenza

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