MILANO – Una Basilica di Sant’Ambrogio gremita ha accolto l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi, storico fondatore della Fondazione Exodus, scomparso all’età di 96 anni dopo una vita dedicata ai giovani, agli emarginati e alle persone più fragili.
Alla cerimonia hanno preso parte centinaia di persone: amici, volontari, ex ospiti della comunità, collaboratori e rappresentanti delle istituzioni. Nei due giorni precedenti ai funerali, la camera ardente allestita nella sede di Exodus al Parco Lambro è stata meta di un continuo pellegrinaggio di cittadini desiderosi di rendere omaggio al sacerdote.
Nel corso dell’omelia, don Massimiliano Parrella ha ricordato il significato profondo del saluto che ha sempre contraddistinto don Mazzi: un semplice "ciao", diventato negli anni il simbolo della sua vicinanza alle persone e della sua visione di una Chiesa aperta, accogliente e capace di non lasciare indietro nessuno. Un messaggio che, ha sottolineato, non rappresenta una fine, ma un invito a proseguire il cammino iniziato dal fondatore di Exodus.
Particolarmente emozionante il momento della distribuzione del suo testamento spirituale, conosciuto come la "Preghiera del Ciao", in cui il sacerdote descrive quel saluto come un gesto di affetto, fraternità e speranza, fino al desiderio che fosse inciso sulla propria tomba come sintesi della sua esistenza.
Tra i presenti anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Fondazione Exodus Franco Taverna, don Luigi Ciotti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell'impresa e dello sport. Sala ha annunciato il proprio sostegno alla proposta di inserire don Mazzi nel Famedio di Milano, sottolineando però come il modo migliore per onorarne la memoria sia continuare a sostenere il lavoro di Exodus.
Anche don Luigi Ciotti ha ricordato il sacerdote come un esempio autentico di impegno cristiano e civile, capace di trasformare i valori della speranza, della giustizia e dell'accoglienza in opere concrete a favore degli ultimi.
All'uscita del feretro, un lungo applauso, il coro spontaneo di "Don Mazzi, Don Mazzi" e le note dello storico inno di Exodus hanno accompagnato l'ultimo viaggio del sacerdote verso il tempio crematorio del cimitero di Lambrate. Un saluto semplice ma intenso, nel segno di quel "ciao" che per tutta la vita ha rappresentato il suo modo di incontrare il mondo.