Medici, non bombe: il caso Cuba accende il dibattito sulla sanità calabrese
La presenza dei medici cubani in Calabria diventa caso diplomatico: al centro del dibattito il rapporto tra cooperazione sanitaria, pressioni internazionali e futuro della sanità pubblica.

La presenza dei medici cubani negli ospedali della Calabria diventa oggetto di un confronto politico e diplomatico internazionale. Negli ultimi giorni, l’amministrazione degli Stati Uniti d'America ha intensificato le pressioni affinché venga rivalutata la permanenza dei professionisti sanitari inviati da Cuba, nel quadro delle restrizioni economiche che da anni colpiscono l’isola.
Secondo la posizione espressa nel documento, la questione sanitaria regionale sarebbe stata trasformata in un caso geopolitico, inserito nella più ampia strategia di embargo e contenimento internazionale. Al centro del dibattito vi è la cooperazione sanitaria attivata per far fronte alla carenza strutturale di personale medico in Calabria, aggravata da anni di blocco delle assunzioni, austerità e ridimensionamento della sanità pubblica.
Il testo mette a confronto due modelli: da un lato quello fondato su investimenti militari e alleanze strategiche, come nel caso della NATO; dall’altro quello basato sulla formazione pubblica e sull’invio di personale medico nei territori in difficoltà. In Calabria, la collaborazione con Cuba avrebbe contribuito a garantire continuità assistenziale e mantenimento dei servizi essenziali.
La vicenda solleva interrogativi sul rapporto tra politica estera e politiche sociali, rivendicando la centralità di un servizio sanitario pubblico, universale e non subordinato a logiche geopolitiche.
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Redazione 2


