Messico contro Washington: 13 morti sotto custodia Ice aprono un nuovo fronte diplomatico
Città del Messico alza il tono contro gli Stati Uniti dopo la morte di 13 cittadini messicani sotto custodia dell’immigrazione americana. La protesta ufficiale parla di una situazione “inaccettabile” e apre un caso pesante.
Quando i numeri diventano dossier diplomatico, la cronaca smette di essere solo cronaca. È quello che sta accadendo tra Messico e Stati Uniti, dove la morte di 13 cittadini messicani mentre si trovavano sotto custodia dell’Ice ha provocato una protesta formale e durissima da parte del governo di Città del Messico. La questione migratoria è da tempo uno dei nervi scoperti del rapporto tra i due Paesi. Ma stavolta il caso ha superato la soglia ordinaria del contenzioso politico, perché tocca direttamente la tutela delle persone fermate e la gestione della detenzione amministrativa legata all’immigrazione irregolare. Il governo messicano ha annunciato una dura protesta contro Washington. Il ministro degli Esteri Juan Ramón de la Fuente ha definito “inaccettabili” le morti e ha spiegato che sono già state presentate 14 note diplomatiche di preoccupazione e protesta. Ha inoltre precisato che, nei 13 casi, gli esami forensi sono stati eseguiti e che i decessi sarebbero avvenuti per complicazioni mediche, suicidi, durante operazioni dell’Ice e in un attacco armato contro un centro Ice a Dallas. Dal 20 gennaio a oggi, secondo i dati diffusi, negli Usa sarebbero stati arrestati 177.192 messicani, con 13.722 ancora detenuti per irregolarità migratoria. Il caso rischia ora di allargarsi. Le morti sotto custodia non restano più una somma di episodi, ma entrano nel perimetro delle relazioni bilaterali, con un possibile aumento della pressione diplomatica e un’attenzione internazionale più forte sulle condizioni della detenzione migratoria. La notizia interessa anche i cittadini calabresi perché parla di mobilità, diritti, protezione delle persone vulnerabili e gestione dei flussi migratori: temi che in una regione di frontiera morale e geografica come la Calabria non sono mai astratti. Guardare cosa accade oltreoceano aiuta a capire quanto il confine tra sicurezza e dignità resti uno dei nodi più delicati del nostro tempo.
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Redazione 2

