Meta stringe ancora: fino a 700 posti a rischio mentre l’azienda sposta tutto sull’IA
Nuovi tagli colpirebbero soprattutto Reality Labs, la divisione che aveva incarnato la scommessa sul metaverso. Al centro ora c’è un cambio di priorità sempre più evidente: meno peso ai progetti del passato, più risorse sull’intelligenza artificiale generativa.
Per anni Meta ha raccontato il metaverso come la prossima grande frontiera del digitale. Oggi, però, il baricentro dell’azienda appare altrove. Le indiscrezioni emerse sulla possibile nuova ondata di licenziamenti mostrano con chiarezza che la stagione dell’espansione su realtà virtuale e ambienti immersivi sta lasciando spazio a un’altra priorità: l’intelligenza artificiale. Ed è proprio questo spostamento di potere interno che rende la notizia più interessante del semplice numero dei posti a rischio. Il gruppo aveva già ridotto il peso di Reality Labs, la divisione legata al metaverso e ai dispositivi immersivi. Da mesi il mercato osserva Meta come una delle grandi aziende impegnate a riallocare capitale, personale e obiettivi verso sistemi di IA generativa e verso modelli ancora più avanzati. In questa cornice, eventuali nuovi tagli non sarebbero un episodio isolato, ma un tassello di una trasformazione strategica molto più ampia. Secondo quanto riportato oggi, Meta avrebbe dato il via libera al licenziamento di circa 700 dipendenti, in larga parte appartenenti a Reality Labs. Nello stesso quadro viene ricordato che all’inizio dell’anno erano già stati segnalati tagli di circa 1.000 persone nella stessa area, con un riequilibrio verso una divisione focalizzata sull’IA. Un portavoce ha dichiarato che i team vengono regolarmente ristrutturati per mettere l’azienda nelle condizioni migliori per raggiungere i propri obiettivi, aggiungendo che, dove possibile, si stanno cercando opportunità alternative per le persone coinvolte. Parallelamente, sarebbe stato presentato anche un nuovo piano di opzioni azionarie per alcuni dirigenti di vertice. La notizia racconta qualcosa di più grande di una riorganizzazione interna: mostra che la competizione digitale globale sta ridefinendo gerarchie, investimenti e professioni. Se le grandi piattaforme spostano il baricentro sull’IA, cambiano le competenze richieste, i modelli di business e perfino il modo in cui saranno costruiti i prossimi servizi online. Interessa i cittadini calabresi perché queste scelte dei giganti tecnologici finiscono per influenzare il lavoro digitale, la formazione richiesta ai giovani, il mercato pubblicitario online e gli strumenti che milioni di persone usano ogni giorno. Quando una piattaforma globale cambia pelle, l’effetto non resta confinato in California: arriva anche nei territori che consumano, producono e lavorano dentro l’economia digitale.
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Redazione 2

