Michela Murgia torna online in una casa sola: nasce Zephorum, il caso che cambia il senso dell’eredità digitale
I profili social e i contenuti online di Michela Murgia vengono raccolti in uno spazio unico, indipendente e permanente. Non è solo un omaggio culturale: è un passaggio molto concreto sul destino dei contenuti digitali dopo la morte e sul diritto a custodire un’eredità online.

Nel mondo digitale si accumulano parole, immagini, pensieri, relazioni e battaglie pubbliche che spesso sopravvivono alle persone che li hanno generati. Ma dove finiscono davvero, e chi decide come conservarli? La notizia di oggi ruota attorno a questa domanda, tutt’altro che teorica. L’eredità digitale di Michela Murgia è stata raccolta in Zephorum, una pagina unica e indipendente che riunisce i contenuti dei suoi profili social in uno spazio pensato per preservarli nel tempo. Il tema dell’eredità digitale è uno dei nodi più sensibili dell’epoca delle piattaforme. Account, post, archivi, newsletter e contenuti online possono restare dispersi, essere rimossi, perdere contesto o finire in limbi informatici difficili da governare. Finora la questione è rimasta spesso marginale nel dibattito pubblico, ma in realtà riguarda sempre più famiglie, autori, giornalisti, intellettuali e figure pubbliche. Il caso di oggi rende visibile proprio questo: l’identità digitale non è più un accessorio, ma una parte concreta del patrimonio culturale di una persona. L’annuncio è arrivato oggi da Alessandro Giammei, curatore dell’opera di Michela Murgia e membro della famiglia. I contenuti social della scrittrice, morta nel 2023, sono stati raccolti in Zephorum, una “pagina unica e indipendente” aperta a tutte e tutti. Giammei ha spiegato che la scelta è stata resa possibile grazie al ricorso a un diritto riconosciuto ai cittadini europei: quello di reclamare l’eredità digitale. Nella stessa ricostruzione si sottolinea il ruolo tecnico e legale di una startup sarda guidata da una donna, definita tra le poche realtà italiane di innovazione specializzate in questo ambito. Il peso di questa notizia va oltre il caso Murgia. Zephorum può diventare un precedente culturale e giuridico importante su come trattare i contenuti online dopo la morte di una persona pubblica. Non si tratta soltanto di archiviazione, ma di contesto, accessibilità, continuità e responsabilità. In altre parole, il digitale smette di essere percepito come effimero e comincia a essere trattato come memoria da custodire. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa perché riguarda una dimensione ormai comune a tutti: il patrimonio digitale personale e collettivo. In una regione dove cultura, memoria e identità hanno un peso fortissimo, vedere affermarsi il principio che anche i contenuti online possano essere tutelati e tramandati significa aprire una riflessione concreta su come conserveremo, domani, le tracce digitali delle nostre vite, delle nostre comunità e delle nostre battaglie civili.
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Redazione 2
