Nel 2025 boom di chikungunya autoctona in Italia: oltre 380 casi e allerta sanitaria
L’ultimo rapporto epidemiologico rivela che nel 2025 l’Italia ha registrato 469 casi di chikungunya, di cui la maggioranza autoctoni, segnando un’impennata rispetto all’anno precedente. Aumentati anche i casi di dengue.
I dati sanitari aggiornati evidenziano un’ondata significativa di casi di chikungunya in Italia nel 2025, con quasi 470 casi confermati e una larga maggioranza contratta sul territorio nazionale, secondo l’ultimo bollettino di sorveglianza delle malattie trasmesse da vettori.
Chikungunya e dengue sono arbovirosi trasmesse da zanzare del genere Aedes, la cui diffusione è favorita da cambiamenti climatici, mobilità umana e adattamento degli insetti vettori. In passato l’Italia ha registrato casi sporadici, ma la dimensione del fenomeno nell’ultimo anno ha spinto le autorità sanitarie a rafforzare la sorveglianza epidemiologica.
Nel 2025 sono stati confermati 469 casi di chikungunya, di cui 384 autoctoni, ossia contratti localmente senza collegamento con viaggi internazionali. Per la dengue sono state registrate 217 infezioni, con la maggioranza di casi importati dall’estero ma alcune manifestazioni autoctone. Il focolaio più ampio è stato nella provincia di Modena, dove oltre 300 casi di chikungunya sono stati rilevati tra la popolazione locale.
Questi dati segnalano un cambiamento epidemiologico: l’Italia, come altri Paesi mediterranei, deve affrontare un nuovo profilo di rischio sanitario. Le autorità sanitarie hanno intensificato le attività di sorveglianza e informazione, potenziando misure preventive per ridurre la proliferazione dei vettori.
Per i cittadini calabresi — in una regione dove la zanzara tigre è già diffusa — monitorare e prevenire le arbovirosi è fondamentale, non solo per la salute pubblica ma anche per la programmazione di campagne di protezione individuale e comunitaria.
Written by
BRUTTO ALESSANDRO


