Parliamo sempre meno: ogni anno pronunciamo 338 parole in meno
Una ricerca dell’Università del Missouri mette in relazione la riduzione della conversazione vocale con il crescente ricorso alla comunicazione digitale

Una ricerca dell’Università del Missouri mette in relazione la riduzione della conversazione vocale con il crescente ricorso alla comunicazione digitale
Parliamo meno e, secondo una ricerca dell’Università del Missouri citata nel testo, ogni anno pronunciamo in media 338 parole in meno. Non si tratta di vocaboli che scompaiono dalla lingua italiana o inglese, ma di parole che semplicemente non vengono dette. Al loro posto arrivano messaggi, comunicazioni rapide e forme di contatto digitale che consentono di rimanere connessi senza necessariamente parlare faccia a faccia.
Il dato viene inserito in un fenomeno più ampio, quello del progressivo impoverimento della comunicazione verbale. Il problema non riguarderebbe soltanto la quantità di parole utilizzate, ma anche la capacità di costruire frasi articolate, scegliere termini precisi ed esprimere sfumature.
Parlare è anche un esercizio mentale
La conversazione, secondo l'impostazione della ricerca, non serve esclusivamente a trasmettere informazioni. Quando parliamo con qualcuno dobbiamo ascoltare, attendere il nostro turno, comprendere ciò che l'altra persona sta dicendo e modificare eventualmente la nostra risposta. Dobbiamo inoltre confrontarci con pause, incomprensioni e opinioni differenti dalle nostre.
È proprio questo coinvolgimento cognitivo a rendere la comunicazione vocale diversa da molte forme di interazione digitale. Scrivendo possiamo cancellare, correggere e scegliere con maggiore calma le parole. Il dialogo diretto, invece, avviene nel momento presente e richiede una risposta immediata.
Il dato sui giovani
Il fenomeno assume particolare interesse tra le nuove generazioni. Nel testo viene indicato che le persone sotto i 25 anni pronuncerebbero oggi 451 parole in meno rispetto al passato. Una possibile chiave di lettura è legata alla familiarità con una comunicazione mediata dagli schermi fin dall'infanzia.
Essere sempre connessi, però, non significa necessariamente essere sempre in relazione. Anche le conversazioni apparentemente inutili possono svolgere una funzione importante: allenano l'ascolto, la capacità di pensare, il confronto con gli altri e la costruzione delle relazioni sociali.
La domanda finale, quindi, non riguarda soltanto quante parole pronunciamo: il rischio è perdere progressivamente l'abitudine alla presenza dell'altro.
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Redazione 4


