Pensioni più alte? Ecco come la “neutralizzazione dei contributi” può aumentare l’assegno
La neutralizzazione dei contributi consente di escludere dal calcolo pensionistico i periodi lavorativi penalizzanti degli ultimi anni, permettendo in alcuni casi di ottenere una pensione più alta.
Nel sistema previdenziale italiano esiste uno strumento poco conosciuto che può consentire di ottenere una pensione più alta: la neutralizzazione dei contributi sfavorevoli. Si tratta di un meccanismo previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza che permette di escludere dal calcolo pensionistico alcuni periodi contributivi che, anziché aumentare l’importo dell’assegno, finiscono per ridurlo.
Il principio nasce per tutelare i lavoratori che, negli ultimi anni della carriera, possono aver vissuto situazioni penalizzanti dal punto di vista retributivo. Tra i casi più frequenti rientrano periodi di disoccupazione, rioccupazioni con stipendi più bassi, riduzioni di reddito o accrediti di contributi figurativi che incidono negativamente sulla media retributiva utilizzata per il calcolo della pensione.
In questi casi è possibile chiedere che tali contributi vengano “neutralizzati”, cioè esclusi dal computo dell’assegno previdenziale. La procedura riguarda in particolare i contributi versati negli ultimi anni prima del pensionamento, generalmente fino alle ultime 260 settimane di contribuzione, purché non siano indispensabili per maturare il diritto alla pensione.
La neutralizzazione può essere applicata sia alle pensioni future sia, in alcuni casi, anche al ricalcolo di pensioni già liquidate, quando si dimostra che determinati periodi hanno ridotto ingiustamente la base pensionabile.
Si tratta dunque di uno strumento di tutela che consente di evitare effetti paradossali: lavorare più a lungo o in condizioni peggiori non deve comportare una pensione più bassa, ma deve garantire al lavoratore un trattamento previdenziale più equo.
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Redazione 2

