Ponte sullo Stretto, la Ragioneria alza il muro sui costi: il progetto torna in bilico tecnico
La Ragioneria generale dello Stato blocca i costi extra del Ponte sullo Stretto e costringe il decreto Infrastrutture a tornare in Consiglio dei ministri. Il dossier più discusso del Sud rientra in una fase delicata.
Il Ponte sullo Stretto riesce sempre a riportare il dibattito italiano su un terreno ad altissima intensità politica. Ma oggi il punto non è stato il consenso, né la propaganda, né il simbolo. Il nodo è stato tecnico, e proprio per questo ancora più serio: i conti. Ogni grande opera vive due piani paralleli. Il primo è quello della narrazione pubblica, fatto di annunci, attese e visioni di sviluppo. Il secondo è quello delle verifiche finanziarie, delle coperture, delle procedure e degli equilibri amministrativi. Se il secondo si inceppa, il primo perde subito slancio. Oggi è emerso che la Ragioneria generale dello Stato ha fermato i costi aggiuntivi legati al Ponte sullo Stretto, imponendo di fatto un nuovo passaggio del decreto Infrastrutture in Consiglio dei ministri. Il punto contestato riguarda proprio gli extra-costi, e il dossier dovrà ora tornare sul tavolo del governo con i correttivi richiesti. Il passaggio è rilevante perché sposta la discussione dal piano politico a quello della sostenibilità concreta dell’operazione. Questo stop non significa automaticamente fine del progetto, ma segnala un rallentamento importante e soprattutto una nuova fase di verifica. In una materia così sensibile, ogni correzione tecnica può incidere su tempi, coperture e credibilità dell’intero impianto. Per i cittadini calabresi è una notizia centrale. Il Ponte, qualunque posizione si abbia, riguarda investimenti, infrastrutture, aspettative di sviluppo e impiego di risorse pubbliche. Quando la macchina tecnica frena, il territorio sente immediatamente il peso della frenata.
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Redazione 2

