Schillaci accelera sulla sanità di prossimità: 600 milioni per portare medici e infermieri dove oggi manca il sistema
Il ministro della Salute rilancia le Case di comunità con 600 milioni destinati alle assunzioni. Al centro anche liste d’attesa, salute mentale, screening e vaccini.
La sanità italiana si gioca una parte del proprio futuro lontano dagli ospedali, nei luoghi dove il sistema dovrebbe intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. È dentro questa logica che va letta la spinta impressa oggi sulle Case di comunità. Il punto non è solo aprire nuove strutture: è riempirle davvero di medici, infermieri e funzioni capaci di alleggerire il carico degli ospedali e ridurre il divario tra territori forti e territori fragili. Negli ultimi anni la medicina territoriale è stata indicata come la grande riforma necessaria, ma il rischio di strutture senza personale è rimasto concreto. Per questo il tema delle assunzioni vale quanto, se non più, di quello edilizio o organizzativo. La sanità di prossimità può funzionare solo se riesce a diventare presenza reale, non promessa amministrativa. Orazio Schillaci ha spiegato oggi che sulle Case di comunità si va avanti con 600 milioni di euro destinati all’assunzione di medici e infermieri nei presidi territoriali. Il ministro ha collegato l’intervento anche alla lotta alle liste d’attesa, sostenendo che dove la legge funziona i tempi si riducono. Nel suo punto sul sistema sanitario ha richiamato inoltre il nuovo Piano per la salute mentale, la necessità di recuperare ritardi su screening oncologici e vaccini e il permanere di un forte divario Nord-Sud. La vera sfida adesso è trasformare le risorse in presenza sanitaria misurabile. Se i presidi territoriali si rafforzano davvero, cambia il modo in cui i cittadini entrano nel sistema: meno pressione sui pronto soccorso, più presa in carico precoce, più continuità terapeutica. La notizia interessa i cittadini calabresi perché la distanza dai servizi è una delle ferite più profonde della sanità regionale. Se le Case di comunità restano scatole vuote, il divario aumenta; se invece vengono popolate davvero, possono diventare uno dei pochi strumenti concreti per ridurre disuguaglianze che in Calabria si sentono ogni giorno.
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Redazione 2