Scuola e smartphone, il mondo si stringe: ormai 6 Paesi su 10 hanno scelto il divieto
L’ultimo quadro internazionale mostra un’accelerazione netta: il 58% dei sistemi educativi nel mondo ha introdotto un divieto nazionale sui telefoni a scuola. In tre anni la quota è più che raddoppiata.

C’è stato un tempo in cui lo smartphone a scuola sembrava il simbolo inevitabile della modernità. Oggi il vento sta cambiando in modo netto. I numeri diffusi segnalano che il mondo educativo, davanti a distrazione, dipendenza digitale e difficoltà di concentrazione, sta scegliendo sempre più spesso la
Da anni scuole, famiglie e governi si interrogano sul ruolo dei telefoni in classe. Lo smartphone può essere un supporto didattico, ma anche un acceleratore di dispersione dell’attenzione, iperconnessione e frammentazione cognitiva. Il punto critico non è più soltanto se vietarlo oppure no, ma come trovare un equilibrio tra educazione al digitale e riduzione delle distrazioni. Il dato diffuso oggi mostra che sempre più Paesi stanno scegliendo una strada restrittiva. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unesco, oggi 114 sistemi educativi, pari al 58% dei Paesi del mondo, dispongono di un divieto nazionale sull’uso dei telefoni portatili a scuola. L’organizzazione sottolinea che in tre anni questa quota è più che raddoppiata: a giugno 2023 meno di un Paese su quattro, il 24%, applicava restrizioni di questo tipo. L’Unesco precisa però che non esiste un unico modello. Alcuni Stati hanno introdotto veri divieti nazionali, altri hanno imposto alle scuole di adottare politiche di limitazione senza definire un blocco rigido a livello centrale. Tra i Paesi citati in questa seconda categoria figurano Colombia, Estonia, Lituania, Islanda, Perù, Serbia e Polonia. Nei sistemi più decentralizzati, le restrizioni vengono invece adottate a livello locale o regionale. Il dato suggerisce una tendenza forte: la presenza del telefono in classe non è più percepita come un fatto neutro. Il prossimo terreno di scontro sarà capire se i divieti miglioreranno davvero attenzione e apprendimento o se serviranno modelli più sofisticati, capaci di distinguere tra uso didattico e intrattenimento compulsivo. Per i cittadini calabresi la notizia interessa da vicino perché tocca famiglie, scuole, insegnanti e adolescenti. In una regione dove il tema educativo è decisivo anche per contrastare dispersione e fragilità sociali, il modo in cui si governa la presenza dello smartphone in classe non è un dettaglio tecnologico: è una scelta culturale che può incidere sul futuro delle nuove generazioni.
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Redazione 2
