Sete, scuola, disuguaglianza: ogni giorno mille bambini muoiono per acqua non sicura e il conto lo pagano soprattutto le bambine
Nel giorno mondiale dedicato all’acqua, arriva un richiamo durissimo: ogni giorno circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono per acqua e servizi igienici non sicuri. La crisi idrica non è solo sanitaria: è educativa, sociale e di genere.
Ci sono numeri che non descrivono semplicemente un problema: lo accusano. Oggi uno di quei numeri torna al centro della scena globale e pesa come una condanna morale. Ogni giorno, ricorda l’Unicef, circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono a causa di acqua non sicura e di servizi igienico-sanitari inadeguati. Non è una crisi lontana: è una ferita quotidiana del presente. La crisi dell’acqua viene spesso raccontata come questione ambientale o infrastrutturale. Ma la sua natura è molto più ampia: tocca la sopravvivenza, l’istruzione, la dignità, la sicurezza e la libertà di milioni di persone. Nel messaggio lanciato oggi per la Giornata mondiale dell’acqua, il tema scelto lega esplicitamente l’acqua all’uguaglianza, mostrando quanto la mancanza di accesso colpisca in modo sproporzionato donne e ragazze. L’Unicef segnala che circa 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno per acqua e servizi igienico-sanitari non sicuri. Inoltre, 1,8 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile in loco. Il peso della crisi ricade in modo particolare sulle donne: in due famiglie su tre sono loro le principali responsabili della raccolta dell’acqua, e in 53 Paesi con dati disponibili donne e ragazze dedicano complessivamente circa 250 milioni di ore al giorno a questa attività, oltre tre volte più di uomini e ragazzi. A ciò si aggiunge il dato su 156 milioni di ragazze tra 10 e 19 anni che non hanno accesso a servizi igienici di base. Il punto più forte della denuncia di oggi è proprio questo: la crisi idrica è anche una crisi di genere e di futuro. Dove manca acqua sicura, salta la scuola, peggiora la salute, aumenta l’esposizione alla violenza e si restringono le opportunità. L’acqua, in altre parole, non è solo una risorsa: è il prerequisito di quasi tutti gli altri diritti. Per i cittadini calabresi questa notizia conta perché l’acqua, anche nel Sud Italia, non è un tema astratto: significa reti, perdite, siccità, agricoltura, salute pubblica e qualità dei servizi. Guardare al dramma globale di oggi aiuta a capire una verità semplice: dove l’acqua manca o è fragile, anche lo sviluppo diventa fragile. E questo riguarda tutti.
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Redazione 2
