Spreco alimentare: meno rifiuti, ma il conto resta enorme
Cala lo spreco domestico, ma il valore economico complessivo resta altissimo. La riduzione è un segnale positivo, non ancora un cambio di passo strutturale.

L’Italia spreca meno cibo rispetto a un anno fa, ma la fotografia complessiva continua a pesare: la riduzione registrata non cancella un fenomeno che incide su famiglie, ambiente e filiera agroalimentare.
Parlare di spreco non significa solo richiamare buone pratiche: significa misurare denaro che finisce nella spazzatura, energia sprecata per produrre e trasportare, e un sistema che perde efficienza mentre aumentano le fragilità sociali.
I dati più recenti indicano un calo dello spreco intorno al 10% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, la stima economica resta molto elevata: circa 7,3 miliardi di euro. Anche la quantità pro capite, pur in diminuzione, resta nell’ordine di centinaia di grammi a settimana. Il quadro evidenzia una tendenza migliore, ma non ancora sufficiente per centrare gli obiettivi internazionali che puntano a dimezzare lo spreco entro il 2030.
Il dato rafforza la necessità di politiche concrete: recupero degli invenduti, sostegno alle donazioni, educazione al consumo e strumenti per ridurre gli scarti lungo la distribuzione.
In Calabria, dove l’aumento dei costi pesa più che altrove, ridurre lo spreco significa alleggerire la spesa settimanale e liberare risorse utili anche per reti solidali e assistenza.
Written by
BRUTTO ALESSANDRO


