Terziario sotto pressione: nel 2026 oltre 270mila posti vacanti tra turismo, servizi e commercio
Nel 2026 il terziario italiano avrà circa 275mila posti vacanti, soprattutto per mancanza di competenze adeguate.
Il settore del terziario di mercato italiano si prepara a un 2026 caratterizzato da una crescente difficoltà nel reperimento di personale qualificato, con circa 275mila posizioni lavorative destinate a rimanere scoperte. Il dato emerge da un’analisi che evidenzia una tendenza strutturale in costante peggioramento negli ultimi anni, con una crescita progressiva del mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Le aree più colpite risultano essere turismo e servizi, che da soli concentrano oltre 200mila posizioni vacanti, seguite dal commercio, dalla logistica e dalla grande distribuzione organizzata. Il fenomeno non viene interpretato come una criticità temporanea, ma come un’evoluzione stabile del mercato del lavoro, destinata ad amplificarsi nei prossimi anni.
Un elemento centrale dell’analisi riguarda il cambiamento qualitativo del mismatch: non si tratta più soltanto di una carenza numerica di candidati, ma sempre più spesso di una mancata corrispondenza tra competenze richieste dalle imprese e profili disponibili. Entro il 2035, infatti, quasi la metà delle posizioni scoperte sarà attribuibile all’inadeguatezza delle competenze rispetto ai fabbisogni aziendali.
Il fenomeno è strettamente legato alla trasformazione digitale, all’automazione dei processi e alla crescente complessità dei servizi offerti, che richiedono competenze sempre più specializzate e aggiornate. Le imprese del terziario evidenziano quindi la necessità di rafforzare i percorsi formativi e di aggiornamento professionale per colmare il divario crescente tra sistema educativo e mondo del lavoro.
In questo scenario, il terziario si conferma uno dei settori più dinamici dell’economia italiana, ma anche uno dei più esposti alle criticità legate alla disponibilità di capitale umano qualificato.
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Redazione 2

