Tlc, il paradosso italiano: ricavi in tenuta, investimenti alti, ma il lavoro continua a scendere
Il settore regge nei numeri e continua a investire, ma paga un prezzo occupazionale significativo. Una fotografia che racconta dove sta andando davvero l’economia digitale italiana.
La trasformazione digitale ha bisogno di reti, infrastrutture e investimenti continui. Eppure, dietro l’immagine di un settore tecnologico in espansione, emerge un dato che pesa: la crescita o la tenuta dei ricavi non si traduce automaticamente in più occupazione. È il paradosso che affiora dalla nuova fotografia del comparto delle telecomunicazioni, uno dei pilastri della vita connessa di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni. Le telecomunicazioni non sono più solo un settore industriale: sono la struttura invisibile su cui viaggiano lavoro, scuola, commercio, intrattenimento e servizi pubblici. Per questo ogni variazione nei conti, negli investimenti o nell’occupazione del comparto ha un valore strategico. L’analisi diffusa oggi prende in esame 130 grandi aziende delle comunicazioni e, nello specifico delle telecomunicazioni, 52 imprese, offrendo una base ampia per capire il trend reale. Il quadro mostra che i ricavi delle telecomunicazioni sono rimasti sostanzialmente stabili nel periodo 2020-2024, arrivando a 28,6 miliardi di euro alla fine del 2024, con una lieve flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti restano elevati: per il 2024 sono stimati in 7,1 miliardi di euro, pari al 25,1% dei ricavi. Ma sul fronte del lavoro il bilancio è negativo: rispetto al 2020 si registrano circa 5.600 addetti in meno, e nel solo 2024 la riduzione è dell’1,4%, pari a circa 800 unità. Inoltre, oltre tre quarti delle risorse del mercato retail fanno capo ai principali operatori del settore. La fotografia suggerisce che il settore sta cercando efficienza e marginalità, ma con una struttura occupazionale sempre più compressa. È un equilibrio delicato: da un lato servono capitali per reti, 5G e servizi avanzati; dall’altro il rischio è che la modernizzazione si accompagni a un impoverimento del tessuto professionale. La sfida, ora, è capire se il consolidamento industriale potrà convivere con una nuova stagione di competenze e lavoro qualificato. Per la Calabria la questione è cruciale: qualità delle connessioni, competitività delle imprese, smart working, turismo digitale e accesso ai servizi dipendono anche dalla tenuta del sistema delle telecomunicazioni. Ma interessa i cittadini anche per un altro motivo: ogni innovazione vera vale di più quando crea opportunità, non quando le riduce.
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Redazione 2
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