Tumore al seno, dagli organoidi nuove speranze per terapie sempre più personalizzate
I “mini-tumori” sviluppati in laboratorio riproducono alcune caratteristiche della neoplasia della paziente e consentono di verificare la risposta ai farmaci. Risultati promettenti anche nei casi più difficili, ma serviranno ulteriori studi clinici

SAN FRANCISCO – Creare in laboratorio una copia in miniatura del tumore per individuare i farmaci potenzialmente più efficaci contro la malattia. È l’obiettivo di una ricerca dell’Università della California di San Francisco, coordinata dall’oncologa Jennifer M. Rosenbluth e pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports Medicine. Lo studio apre nuove prospettive per la medicina oncologica personalizzata, in particolare nel trattamento delle forme di tumore mammario più aggressive e resistenti.
Come nascono i “mini-tumori”
I ricercatori hanno prelevato cellule tumorali dalle pazienti e le hanno fatte crescere per alcune settimane all’interno di un gel capace di favorire la conservazione di caratteristiche biologiche proprie del tumore originale.
Le cellule si sono aggregate formando piccole strutture tridimensionali, chiamate organoidi, composte da migliaia di unità cellulari e osservabili al microscopio. Su questi modelli gli studiosi hanno quindi sperimentato diversi trattamenti, confrontando i risultati con i dati clinici e molecolari raccolti nell’ambito dello studio I-SPY2.
Il test sui tumori triplo negativi
Una parte della ricerca si è concentrata sul tumore mammario triplo negativo, una forma particolarmente complessa da trattare. Su un organoide risultato resistente alla terapia con veliparib e farmaci al platino sono stati testati 386 inibitori molecolari.
La combinazione sperimentale tra ABT-263 e cisplatino ha mostrato una marcata attività contro le cellule resistenti. Sono emersi segnali promettenti anche per altri composti, tra cui gli inibitori della proteina HSP90. Si tratta, tuttavia, di risultati ottenuti in laboratorio e non ancora di una nuova terapia disponibile per le pazienti.
Una strada promettente, ma ancora sperimentale
Gli organoidi non riproducono completamente l’organismo umano: mancano, tra gli altri elementi, vasi sanguigni, cellule immunitarie e alcune interazioni proprie dell’ambiente tumorale. Inoltre, lo studio non ha ancora dimostrato che terapie selezionate attraverso questi modelli migliorino gli esiti clinici nel tempo.
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