Tumori, scoperto un meccanismo che frena le difese immunitarie
Uno studio pubblicato su Science individua nella proteina PRDX1 un possibile nuovo bersaglio per potenziare l'immunoterapia. La ricerca è ancora in fase preclinica.

Un nuovo meccanismo attraverso il quale i tumori riescono a sfuggire all'attacco del sistema immunitario è stato individuato da un gruppo internazionale di ricercatori dell'Università di Cambridge e dell'Oregon Health & Science University. Lo studio, pubblicato il 3 settembre sulla rivista Science, ha identificato nella proteina PRDX1, un enzima con funzione antiossidante, un possibile punto di intervento per rendere più efficace la risposta delle cellule immunitarie contro il cancro.
Come il tumore “spegne” i linfociti T
La ricerca parte da un elemento apparentemente controintuitivo. I linfociti T, cellule fondamentali del sistema immunitario, hanno bisogno di piccole quantità di specie reattive dell'ossigeno, conosciute anche come ROS, per attivarsi e svolgere la loro funzione contro le cellule tumorali.
I ricercatori hanno scoperto che alcuni tumori rilasciano nell'ambiente che circonda le cellule una quantità elevata di PRDX1. Questa proteina neutralizza le ROS e, di conseguenza, può privare i linfociti T dei segnali necessari per attaccare efficacemente il tumore. Il meccanismo è stato definito dai ricercatori come una sorta di nuovo “checkpoint redox” dell'immunità antitumorale.
Possibile nuovo bersaglio per l'immunoterapia
Nei modelli sperimentali utilizzati nello studio, la rimozione della capacità delle cellule tumorali di produrre PRDX1 ha aumentato l'attività immunitaria e ridotto la crescita dei tumori. In alcuni modelli, la perdita della proteina ha inoltre reso tumori precedentemente resistenti più sensibili ai farmaci di immunoterapia basati sul blocco dei checkpoint immunitari.
La scoperta potrebbe quindi aprire una nuova strada per sviluppare farmaci capaci di bloccare PRDX1 o impedire alle cellule tumorali di utilizzare questo meccanismo di difesa.
Ma non si tratta ancora di una terapia disponibile per i pazienti. Gli esperimenti sono stati condotti principalmente in modelli preclinici; saranno necessari ulteriori studi per capire se il meccanismo potrà essere trasformato in un trattamento sicuro ed efficace nell'uomo. Gli stessi ricercatori sottolineano che la scoperta non mette oggi a disposizione un nuovo farmaco contro il cancro.
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Redazione 4


