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PoliticsMarch 22, 2026 • Mar 22

Vibo prova a trasformare l’odio online in una questione pubblica: parte la rete territoriale che chiama in causa istituzioni e comunità

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A Vibo Valentia prende forma una coalizione territoriale contro l’odio online con Comune, servizi sociali e terzo settore. Non solo sensibilizzazione: l’obiettivo è costruire segnalazione, assistenza e risposta pubblica stabile.

Vibo prova a trasformare l’odio online in una questione pubblica: parte la rete territoriale che chiama in causa istituzioni e comunità

L’odio online viene spesso raccontato come una distorsione dei social, ma sempre più spesso diventa una questione di governo del territorio. Chi protegge le vittime? Chi intercetta i casi? Chi costruisce una risposta che non sia improvvisata? A Vibo Valentia la politica locale prova oggi a dare una risposta concreta trasformando un tema digitale in una responsabilità pubblica condivisa. La crescita di linguaggi d’odio, molestie e discriminazioni sul web non resta confinata negli schermi. Colpisce minori, persone vulnerabili, migranti, disabili e comunità già esposte a fragilità sociali. Per questo il contrasto all’hate speech non è più solo una questione educativa o tecnologica, ma anche un terreno di politiche sociali, prevenzione e coordinamento istituzionale. A Vibo Valentia si è svolta una tavola rotonda presso il Comune nell’ambito del progetto europeo Mythic - Mobilize youth tackling hate in Calabria, con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale contro l’odio online. All’incontro hanno partecipato istituzioni locali, servizi sociali comunali e numerose realtà del terzo settore. È stato condiviso il percorso per costruire una coalizione territoriale stabile e un sistema di segnalazione dei casi capace di supportare le vittime attraverso un approccio integrato tra scuola, servizi e comunità. Tra le azioni avviate ci sono anche un primo ciclo di formazione per le associazioni locali e il futuro avvio di un help desk fisico e digitale. Il progetto ha già coinvolto nei mesi scorsi oltre 600 studenti, 32 docenti e 47 giovani “Equity defender” sul territorio calabrese. Il valore politico del passaggio sta nel metodo: smettere di trattare l’odio online come episodio isolato e costruire invece una risposta territoriale organizzata. Se il modello funzionerà, potrà diventare una pratica replicabile anche in altri Comuni calabresi. Per i cittadini calabresi questa notizia interessa perché riguarda la qualità dello spazio pubblico, anche quando è digitale. In una regione dove molti giovani vivono la rete come ambiente quotidiano di relazione e identità, sapere che le istituzioni locali iniziano a trattare il problema in modo strutturato significa riconoscere che la violenza verbale online non è virtuale: ha effetti reali, sociali e politici.

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Redazione 2

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