Certificati medici falsi per evitare i Cpr: perquisizioni in nove città
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Ravenna coinvolge oltre 20 professionisti. Gli accertamenti riguardano documentazione sanitaria che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe potuto impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari.

Sono in corso in queste ore perquisizioni locali, personali e informatiche disposte dalla Procura della Repubblica di Ravenna nell’ambito di un procedimento sulla presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false destinate, secondo l’ipotesi investigativa, a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri. L’attività è condotta dalla Squadra Mobile di Ravenna e dal Servizio centrale operativo di Roma, con il supporto delle Squadre Mobili territorialmente competenti. Gli interventi interessano Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.
L’attività investigativa
I decreti di perquisizione riguardano oltre 20 professionisti. Secondo quanto comunicato nell’ambito dell’operazione, ad eccezione di un caso, i destinatari dei provvedimenti non risultano iscritti nel registro delle persone nei cui confronti vengono svolte le indagini preliminari. È quindi necessario mantenere distinta la posizione dei destinatari delle perquisizioni dall’eventuale responsabilità penale, che dovrà essere accertata nelle sedi competenti.
Gli accertamenti si inseriscono in un procedimento già avviato nei mesi scorsi a Ravenna. Una precedente fase investigativa aveva riguardato otto medici e 34 certificazioni considerate false dagli inquirenti, con contestazioni relative al falso e all’interruzione di pubblico servizio. Per alcuni dei professionisti erano state successivamente adottate misure interdittive.
Perquisizioni anche in altre regioni
La nuova fase dell’inchiesta si è estesa a diverse città italiane e punta a verificare l’eventuale produzione e utilizzo di documentazione sanitaria non veritiera collegata alle procedure di trattenimento nei Cpr.
Gli investigatori stanno effettuando anche acquisizioni informatiche, nell’ambito dei decreti emessi dalla Procura ravennate. Al momento, gli elementi raccolti sono oggetto di verifica investigativa e non costituiscono una prova definitiva delle responsabilità individuali.
L’inchiesta resta dunque nella fase degli accertamenti: per le persone coinvolte valgono le garanzie previste dalla legge e la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Written by
Redazione 4


