Il 20% degli italiani fragili rinuncia alle cure: cresce la disuguaglianza sanitaria
Quasi un quinto degli italiani in condizioni di fragilità sociale e sanitaria ha rinunciato a cure mediche essenziali, segnando un allarme per l’equità nel sistema sanitario.
Una porzione significativa della popolazione italiana dichiara di aver rinunciato a cure mediche, esami o visite specialistiche, contribuendo all’aumento delle disuguaglianze sanitarie nel Paese. Il concetto di fragilità sanitaria comprende persone con patologie croniche, invalidità o condizioni socioeconomiche vulnerabili. In questi gruppi, l’accesso alle cure è spesso complicato da barriere economiche, territoriali o organizzative. Secondo gli ultimi dati, circa il 20% degli italiani fragili ha deciso di non sottoporsi a cure o esami nonostante la necessità. Le difficoltà principali emergono soprattutto nelle visite specialistiche, nei follow-up per patologie croniche e nelle analisi diagnostiche. La rinuncia alle cure può peggiorare la qualità di vita delle persone più esposte e incrementare costi sanitari futuri. La rinuncia alle prestazioni sanitarie rischia di aggravare malattie potenzialmente gestibili e rallentare percorsi di prevenzione. Alcuni esperti propongono misure come potenziamento dell’assistenza territoriale e riduzione di costi diretti per gli utenti più vulnerabili. In Calabria, con aree interne distanti dai grandi centri sanitari, la rinuncia alle cure può accentuare divari già esistenti nella salute e nell’aspettativa di vita, rendendo urgente una riflessione su accessibilità e organizzazione dei servizi.
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Redazione 2


