Il batterio alleato che “spegne” la zanzara tigre: fertilità ridotta del 90%
Una tecnica biologica basata sul batterio Wolbachia ha ridotto dell’88% la produzione di uova fertili della zanzara tigre, offrendo un’alternativa sostenibile agli insetticidi.
Una sperimentazione condotta presso il Centro ricerche ENEA Casaccia, a Roma, ha ottenuto una riduzione dell’88% della capacità della zanzara tigre di produrre uova fertili in grado di superare l’inverno. Il risultato rappresenta la prima fase di una campagna realizzata da ENEA, Google LLC attraverso il progetto Debug e Sapienza Università di Roma, mediante una piattaforma applicata per la prima volta in Europa.
La strategia utilizza la Tecnica del maschio incompatibile, un metodo di controllo biologico basato sul rilascio di numerosi esemplari maschi associati al batterio Wolbachia, comune e considerato innocuo. Questi maschi risultano riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche: dopo l’accoppiamento, le uova prodotte non sono fertili. Aumentando il numero degli esemplari coinvolti, la tecnica può quindi limitare progressivamente la riproduzione e la diffusione della popolazione infestante.
Secondo i ricercatori, l’approccio costituisce un’alternativa sostenibile all’impiego massiccio di insetticidi chimici, soprattutto nelle aree urbane e periurbane. La riduzione della zanzara tigre, oltre a diminuire il disagio per cittadini e lavoratori, potrebbe rafforzare la prevenzione sanitaria contro dengue, chikungunya e Zika, virus trasmessi dall’insetto e segnalati con crescente frequenza in Europa. La prosecuzione delle attività sperimentali nel 2026 dovrà verificare e ampliare l’efficacia osservata.
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Redazione 2