Il Servizio Sanitario Nazionale in discussione: medici criticano l’autonomia differenziata
I sindacati medici lanciano l’allarme: l’estensione dell’autonomia differenziata alla sanità potrebbe mettere a rischio l’unità del SSN, con disparità nei servizi regionali.

Una nuova polemica per la sanità italiana: i medici ospedalieri criticano duramente l’interpretazione e l’estensione dell’autonomia differenziata alle funzioni sanitarie, sostenendo che potrebbe compromettere il principio di universalità del Servizio Sanitario Nazionale. L’autonomia differenziata è un progetto che consente alle Regioni di modificare l’erogazione dei servizi pubblici in funzione delle proprie esigenze territoriali. In campo sanitario, però, il tema si intreccia con la libertà di accesso alle cure e con la qualità dei servizi, due pilastri che il sistema sanitario italiano tutela da anni. Secondo la nota diffusa dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, l’approvazione delle intese relative alla autonomia differenziata per Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto rappresenta un pericolo per l’unità e l’equità del Servizio Sanitario Nazionale. I medici sottolineano che la riforma, se applicata in modo esteso al settore sanitario, potrebbe generare disomogeneità nella distribuzione delle risorse e nella qualità delle cure erogate ai cittadini. La questione è destinata ad animare il dibattito politico e istituzionale nelle prossime settimane. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente alla Conferenza delle Regioni e al governo per chiarire le ricadute pratiche sull’assistenza ospedaliera e territoriale. Per la Calabria, regione con strutture sanitarie afferenti sia a territori urbani sia rurali, eventuali disomogeneità nei servizi possono tradursi in accesso alle cure differenziato e tempi di attesa più lunghi, influenzando direttamente la salute delle comunità locali.
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Redazione 2


