‘Ndrangheta a Reggio Calabria, il ciondolo della massoneria e i legami nelle carte di “Matrix”
Nell’ordinanza dell’inchiesta Epicentro 2 della Dda di Reggio Calabria il capitolo dedicato ai presunti rapporti tra esponenti delle cosche e ambienti massonici

Un ciondolo con simboli massonici, indossato «costantemente», e i racconti di diversi collaboratori di giustizia. È uno degli elementi al centro dell’ordinanza “Matrix”, atto dell’inchiesta Epicentro 2 della Dda di Reggio Calabria, che ricostruisce, secondo l’ipotesi accusatoria riportata negli atti, presunti collegamenti tra ambienti della ‘ndrangheta reggina e circuiti massonici. Tra i nomi citati figura quello di Fortunato Marino, ritenuto dagli inquirenti referente della locale di Aretina, sulle colline di Reggio Calabria.
Il caso Fortunato Marino
Marino, docente scolastico che risulta esercitare anche la professione di architetto, è stato arrestato a luglio con l’accusa di essere il boss di Aretina. Nell’ordinanza il Gip riferisce che avrebbe indossato «costantemente monili che simboleggiano l’affiliazione» alla massoneria.
A parlare dei suoi presunti rapporti con gli ambienti massonici sono, secondo le carte, i collaboratori Sebastiano Vecchio e Maurizio Cortese. Quest’ultimo lo descrive come «referente di questa massoneria» e lo colloca in un «elevato sistema massonico». Il Gip, nel passaggio dedicato ai gravi indizi di colpevolezza, definisce Marino «uomo di ‘ndrangheta e referente della locale di Aretina, nonché soggetto inserito in ambienti massonici di elevato livello».
Nelle ricostruzioni dell’accusa, questi presunti contatti avrebbero rappresentato anche un possibile collegamento con ambienti politici e professionali.
Le intercettazioni e il nome di Gaetano Chirico
Nelle carte compaiono inoltre conversazioni intercettate nelle quali vengono evocati «amici» legati alla massoneria e riferimenti a persone considerate di alto livello. Tra i nomi citati figurano Nicola Gattuso, Francesco Stillittano e Domenico Sapone.
Un altro capitolo riguarda Gaetano Chirico, 52 anni, che secondo la Dda sarebbe un vertice della cosca De Stefano. Il collaboratore Maurizio Cortese sostiene che Chirico fosse effettivamente inserito in una loggia, distinguendolo da altri soggetti che avrebbero avuto soltanto rapporti con ambienti massonici.
Anche Maurizio De Carlo, altro collaboratore, riferisce di una presunta doppia appartenenza collegandola alla famiglia Chirico. Nell’ordinanza viene inoltre ricostruito il ruolo che Chirico avrebbe avuto, secondo l’accusa, nell’ottenimento di finanziamenti per l’imprenditore Giuseppe Saraceno grazie alle proprie relazioni.
Si tratta di ricostruzioni contenute negli atti dell’inchiesta e di dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti.
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Redazione 2


