Pirateria audiovisiva, il danno resta miliardario: tecnologia e alleanze per difendere contenuti e lavoro
La pirateria audiovisiva cala, ma continua a generare danni miliardari: servono tecnologia, sinergie e più educazione alla legalità.
La pirateria audiovisiva in Italia mostra segnali di calo, ma continua a rappresentare una minaccia rilevante per l’industria culturale, l’economia nazionale e la tutela del diritto d’autore. Secondo l’indagine Fapav-Ipsos Doxa presentata a Roma agli Stati generali della lotta alla pirateria, il fenomeno ha sottratto al sistema Paese 2,3 miliardi di euro di fatturato, con 902 milioni di Pil persi, 408 milioni di mancate entrate fiscali e circa 11.100 posti di lavoro compromessi o mai generati.
Nel 2025 il 37% della popolazione italiana ha compiuto almeno un atto di pirateria, pari a circa 20 milioni di persone, con una diminuzione rispetto agli anni precedenti. Particolarmente incoraggiante il dato relativo ai più giovani, con l’incidenza tra i ragazzi dai 10 ai 14 anni scesa al minimo storico. Restano però fortemente colpiti i contenuti audiovisivi, in particolare film, serie, programmi televisivi e sport live.
Proprio lo sport conferma una crescente vulnerabilità, con milioni di fruizioni illegali e un danno economico in aumento. Al centro del confronto istituzionale emergono tre parole chiave: cooperazione, tecnologia e sicurezza. Piracy Shield, la piattaforma gestita da Agcom per l’oscuramento dei siti illegali, viene indicata come uno strumento utile, ma la lotta alla pirateria richiede aggiornamento normativo, educazione alla legalità, campagne di sensibilizzazione e nuove competenze digitali.
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Redazione 2
